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l processo d'integrazione dei portatori di handicap fisici, psichici e sensoriali è valido se viene organizzato, programmato, coordinato e finalizzato al raggiungimento di obiettivi concreti, realizzabili e verificabili.

Gli handicappati non furono considerati nel nostro paese come possibili fruitori del servizio scolastico finche non fu istituito l'obbligo scolastico esteso alla generalità degli alunni. Ma anche in questo periodo storico, l'handicappato, restava fuori dalla società, affidato alla famiglia o ad un'istituzione benefica con compiti di custodia o d'assistenza.

Solo con una legge del 1923 fu stabilito l'obbligo scolastico per i ciechi ed i sordomuti. Venivano così esclusi gli handicappati mentali ed anche i minorati con gravi difetti comportamentali.

Nel 1928 venne varata la legge 1927 che costituì le classi differenziali e le scuole speciali.

Dal periodo fascista agli anni 1960 la situazione non cambia molto.

Le istituzioni specifiche ebbero carattere assistenziale, repressivo, emarginativo.

Neanche con l'entrata in vigore della costituzione della Repubblica Italiana che sancisce il diritto allo studio per gli inabili ed i minorati, tale diritto fu tradotto in concreto.

Solo negli anni 1960 il problema venne affrontato con norme specifiche e sanciscono il diritto per l'handicappato di frequentare, salvo casi particolari, la scuola comune dell'obbligo.

Nel 1974 il Ministro della Pubblica Istruzione costituì una commissione presieduta dalla senatrice Falcucci, con l'intento di conoscere a fondo i risvolti di un problema sociale tanto rilevante. Gli esiti dei lavori furono tali da portare all'emanazione della legge n°517 del 1977 che abolisce le classi differenziali e le scuole speciali dispongono modalità ed obiettivi nuovi per l'inserimento, l'integrazione ed il recupero degli alunni portatori di handicap ed in difficoltà d'inserimento. In particolare l'art. 2 indica di programmare attività integrative organizzate per gruppi d'alunni della stessa classe oppure di classi diverse allo scopo di realizzare interventi individuali in relazione alle esigenze dei singoli alunni, predisponendo insegnanti specializzati.

Il problema degli alunni handicappati e disadattati e della loro integrazione scolastica deve aprirsi a tutta la collettività. Nella società contemporanea è più che mai indispensabile non considerare l'handicappato o l'emarginato come un diverso, ma come un essere umano da accettare con tutti i suoi limiti, ma con infinite possibilità di recupero.

Il coinvolgimento degli insegnanti, dei dirigenti, delle famiglie, dei politici, degli enti assistenziali, di sociologi, psicologi, medici e pedagogisti, è indispensabile per affrontare il problema e per intervenire in modo continuativo e coordinato.

L'applicazione della legge 517, tra l'altro, prevede il recupero degli alunni portatori di handicap e di quelli in difficoltà di apprendimento e di adattamento mediante l'inserimento in classi normali con appositi insegnanti di sostegno muniti di titolo specifico in appoggio agli insegnanti titolari delle classi, ma purtroppo ciò non ha dato i risultati sperati, tuttavia allo stato attuale non si intravedono soluzioni migliori anche perché non si tratta di carente impostazione della problematica , ma di carente applicazione, dovuta alle insufficienze strumentali ed operative in seno agli istituti scolastici.

I nuovi programmi danno una serie di indicazioni che dovrebbero guidare i docenti alla soluzione del grosso problema: una programmazione che preveda la costruzione e la realizzazione di processi individuali di apprendimento; la preparazione di una diagnosi funzionale dei "diversi" predisposta da servizi specialistici; interventi qualificati di didattica differenziata, l'azione condivide sistema sanitario, scuola, strutture sanitarie specializzate.

La scuola per affrontare e risolvere il problema deve darsi una maggiore articolazione e flessibilità valorizzando la validità di esperienze come le classi aperte, i gruppi di studio e di attività, i gruppi di interclasse, la costituzione di piani individuali di lavoro.

Chi sono gli handicappati? Vengono definiti tali quelli diversi, affetti da disturbi vari insorti sia prima che dopo la nascita, che impediscono il normale sviluppo biologico, somatico, psichico, intellettivo e funzionale. Si hanno handicappati sensoriali, della motricità, della opera affettiva che sono i più difficili da definire, nonché affetti da disturbi del carattere, si hanno handicappati intellettuali.

La scuola deve proporsi la prevenzione, il recupero, il sostegno e la socializzazione attraverso le diverse attività educative ma soprattutto attraverso l'insegnamento differenziato.

 

Handicap

Innanzitutto sarebbe opportuno distinguere le diverse categorie di handicap che si riferiscono ad anomalie fisiche, psichiche e sensoriali. La realtà sociale è sicuramente progredita, basti pensare in che condizioni non molto tempo fa erano tenuti questi bambini che, per molte famiglie costituivano motivo di vergogna, ed erano lasciati a vegetare in casa o nel letto di qualche istituto. Oggi la loro presenza nella scuola è generalmente accettata, non bisogna fare troppo trionfalismo perché non si tratta di una vera e propria integrazione ma piuttosto di uno pseudo-inserimento. Bisogna anche mettere in risalto una carenza di professionalità, spesso basata su doti innate e non su una seria formazione professionale, il lavoro di un educatore non può essere mai improvvisato soprattutto quando si richiedono particolari azioni educative e purtroppo ancora la strada da percorrere è lunga. Il primo traguardo consiste nel far socializzare i bambini, oltretutto la socializzazione è un problema che riguarda tutti e l'educatore deve iniziare proprio da lì. Un errore in cui potrebbe incorrere l'educatore è l' iperprotezione, ciò per i soggetti svantaggiati determina effetti disastrosi. Sarebbe inutile sottovalutare i problemi che suscitano un bambino portatore di handicap in classe, problemi inerenti ai rapporti con i compagni e con l'insegnante che, talvolta si vede costretta a smorzare l'entusiasmo dei bambini normali e quindi a rallentare il corso dell'apprendimento, oppure ad abbandonare a se stesso l'alunno con difficoltà, in quanto egli potrà reagire o chiudersi estraniandosi dal resto della classe o esponendosi alle beffe dei compagni. In entrambi i casi gli effetti saranno disastrosi ed egli si allontanerà sempre di più dalla scuola e da ogni possibilità di recupero. Il bambino sentendosi escluso, respinto e incompreso assume comportamenti asociali che lo porranno in aperto contrasto con l'ambiente circostante, l'educatore avrà il compito di impostare con impegno il lavoro didattico, programmandolo insieme agli altri operatori in modo da sfruttare al massimo tutte le sue potenzialità. L'obiettivo principale sarà creare un ecosistema soddisfacente così da permettere rapporti migliori. Talvolta i bambini con handicap hanno più degli altri difficoltà ad integrarsi in un gruppo, può accadere che siano esclusi dalle aggregazioni spontanee, ma un modo per correggere questa esclusione è quella di inserire il bambino in un gruppo casuale, l'educatore comunque dovrà vigilare sullo svolgimento del lavoro di gruppo per facilitare che il contributo del bambino svantaggiato s'integri. Le finalità di queste tecniche servono a facilitare la vita dei soggetti handicappati allo scopo di stimolare la loro creatività mantenendo anche la concentrazione. In questi lavori collettivi dove tutti collaborano la diversità può essere sentita come differenza positiva. Il compito principale che un educatore deve prefiggersi , e che tutti i bambini hanno bisogno di essere seguiti e le attività da svolgere in gruppo credo siano le più funzionali in quanto permettono di proporre le motivazioni dei singoli e di organizzarle in attività di tutti e per tutti, così da realizzare la cooperazione fra diversi interessi e diverse capacità.

Disadattati

Le cause di questo ritardo dello sviluppo possono essere tante: possono dipendere da carenze di cure materne, da un inadeguato rapporto madre figlio, da rivalità verso i fratelli, da scarsi stimoli, da un ambiente culturalmente scarso. La base di un calibrato sviluppo della personalità è l'amore materno. Anche se la madre abbandona temporaneamente il bambino, succede che egli cade in uno stato depressivo tale da impedire alla sua personalità di acquisire un senso di fiducia che può portare ad un blocco del suo sviluppo intellettivo. Sono deleteri certi comportamenti dei genitori, come, l'iperprotettività che impedisce al bambino di fare quelle giuste esperienze utili per un sano sviluppo, oppure la troppa permissività. L'educatore deve individuare queste carenze affettive e può anche rendere consapevole la famiglia, sempre dopo aver prima instaurato un rapporto di collaborazione. Per quando riguarda il ritardato dello sviluppo motorio è importante scoprire se ciò è dovuto a disfunzioni cerebrali e ad un educazione scarsa d'esperienze motorie. Compito più difficile è notare le carenze percettive, tranne la cecità e la sordità che sono più evidenti, può capitare che quando la carenza non è evidente, i genitori non se ne accorgono e il bambino non potendo fare tutte le esperienze percettive finisce col compromettere il suo sviluppo. Purtroppo il rischio che corrono tutti i bambini con handicap e che se non seguiti diventano disadattati. Quindi l'educatore dopo aver notato comportamenti che fanno supporre delle carenze, deve predisporre degli obiettivi di stimolazione secondo il tipo di lacune. Le cause di svantaggio possono essere dovute a motivi ereditari o prenatali e ogni tipo di svantaggio richiede particolari strategie d'intervento. Quindi deve essere aiutato da specialisti e collaboratori. Fondamentale è l'obbligo della società di immettere i disadattati nella vita reale sviluppando tutte le possibili risorse individuali in modo che il disadattato possa essere autosufficiente. Essi devono imparare a comunicare con gli altri, devono essere messi a contatto con il gruppo, per ricavare così maggiori stimolazioni. Attraverso la socializzazione possono inserirsi in futuro nell'ambiente sociale. Il ruolo del Pedagogista è primario dato che il suo intervento aiuta nei primi anni di vita, ciò solo quando si ha la consapevolezza da parte della comunità, per una reale integrazione e per il recupero.

Questi sono bambini poco accettati in famiglia, costretti a volte a subire privazioni, in questo caso dovranno essere aiutati dal Pedagogista che con pazienza ed affetto cercherà anche attraverso la collaborazione con i genitori di far superare queste difficoltà. Il comportamento aggressivo che può aver origine dalla gelosia può essere deviato facendo scaricare l'aggressività su oggetti, quindi bisogna predisporre l'ambiente in modo da costituire valvole di scarico o attraverso il movimento o con il ricorrere alle espressioni artistiche, grafiche, plastiche, musicali. Al contrario vi possono essere bambini che sono superdotati e si adattano male alle richieste dei compagni. Il disadattamento del super dotato e spesso precoce dalla supervalutazione da parte dei genitori che gli danno consapevolezza della loro superiorità in un momento in cui egli non è ancora sviluppato socialmente. Alcune volte possono dimostrare molta maturità e sanno indirizzare gli altri ma possono anche chiudersi in una specie di rifiuto per insoddisfazione. Per loro va studiato un intervento che stimoli il loro interesse affinché il bambino metta un impegno maggiore. Bisogna stabilire per loro obiettivi sempre più impegnati proponendo interessi nuovi, se sono bene guidati possono essere d'aiuto e di guida per gli altri. Quindi il Pedagogista è colui che può indirizzare e recuperare.

L'integrazione

Per l'inserimento e l'integrazione è importante: programmare una corretta impostazione metodologica che contempli tecniche ed interventi didattici differenziati; avere una chiara visione degli obiettivi educativi da raggiungere, ed effettuare una scelta dei mezzi adatti a realizzare il fine, l'aderenza alla psicologia del fanciullo handicappato.

Le finalità e le mete da raggiungere possono concretizzarsi nella formazione culturale e integrarle della personalità di ciascuno.

La metodologia deve essere commisurata all'effettivo grado di sviluppo del bambino, deve essere attiva, capace di sviluppare le attitudini, tenendo una linea di intervento unitaria, organica, ed integrale in quanto l'alunno portatore di handicap va considerato nella globalità dei suoi bisogni.

L'insegnante nell'impostazione dell'attività scolastica deve tener conto della realtà della sua classe e quindi di ogni alunno, in modo particolare di quello difficile. Dal punto di vista didattico occorre soprattutto che l'alunno difficile avverta il meno possibile l'eventuale dislivello tra lui ed i compagni e ciò si può ottenere solo attraverso il lavoro di gruppo, organizzato in modo che ogni alunno svolga un'attività per la quale provi interesse. Il suo lavoro viene valorizzato perché confluisce in un tutto unitario come quello dei compagni e diventa indispensabile al successo comune e quindi l'alunno meno dotato acquista fiducia nelle sue capacità.

Anche il Puaget ritiene che, ha enorme importanza il lavoro di gruppo ai fini dell'inserimento e della integrazione, perché il pensiero logico si sviluppa attraverso le relazioni sociali e il linguaggio.

La riuscita degli alunni handicappati nelle varie attività pratiche e quindi nell'apprendimento dipende dallo stato d'animo dell'insegnante, dalla sua sensibilità pedagogica e sociale, dalla sua capacità professionale. L'insegnante necessita della collaborazione dell'equipe medico psico-sociale e medico psico-pedagogico.

Il contenuto di una equipe sarà quello di aiutare l'insegnante ad inserire più facilmente il bambino nella propria classe ed a recuperarlo per quanto riguarda gli apprendimenti e l'evoluzione della personalità.

Il disadattamento può nascere da cause di ordine patologico e psicologico, o sociale, o pedagogico, o da più di uno di tali fattori.

Quindi bisogna affrontarli in base alla propria specializzazione, da quì la necessità dell'intervento di più persone che dopo aver affrontato il problema in base alle proprie competenze, si passi ad una sintesi collettiva sia per chiarire le cause del disadattamento che per instaurare tutto ciò che è necessario per il recupero.

L'insegnante deve saper utilizzare gli elementi forniti, filtrandoli attraverso la propria preparazione specifica per giungere all'attuazione pratica.

Metodologicamente bisogna predisporre momenti di vita comune tra il gruppo dei minorati e gruppi normodotati. Quando i gruppi avranno imparato a conoscerli, a coabitare e a cooperare, in qualche modo si potrà attuare il trasferimento temporaneo, ma quotidiano e progressivo, di alunni minorati nelle classi comuni. In questo modo non dovrebbero verificarsi casi di emarginazione totale, a condizione che il corpo docente sia all'altezza del compito sia dal punto di vista didattico, metodologico e professionale e umano, che la scuola si adegui alle possibilità del minorato attribuendo un ruolo fondamentale alle cosidette attività integrative, organizzando l'insegnamento in modo che sia ridotto al minimo il codice dei messaggi verbali, perché il bambino minorato impari per operazioni concrete.

l'addestramento alla comunicazione verbale, l'adattamento alle dinamiche di gruppo e lo sviluppo dei sentimenti associativi sono forme di intervento educativo idonee per raggiungere l'integrazione e la socializzazione.

Le carenze di comunicazione spesso compromettono l'apprendimento, la crescita e la formazione della personalità e l'inserimento nella vita di gruppo fino a produrre gravi disturbi del comportamento.

La conversazione, il dialogo, se stimolati in un ambiente rassicurante, offrono agli alunni in difficoltà la possibilità di esprimere bisogni, disagi, necessità, ingiustizie tenute e sofferte.

Queste esperienze positive di comunicazione creerebbero i presupposti per evitare ai ragazzi la sofferenza di vivere gli altri come presenti nemici. in tal modo si andrebbe sempre più a stimolare lo sviluppo dei sentimenti altruistici e sociali degli educandi.

Accanto ad una pedagogia speciale è necessaria anche una metodologia speciale. L'insegnante in presenza di tali alunni non può fare lezione alla maniera tradizionale, deve preoccuparsi di conoscere tutti individualmente, tenendo conto della capacità di resistenza al lavoro fisico e mentale di ciascuno per individuare le attitudini e le tendenze, affinché riesca possibile poi utilizzare il minorato e renderlo capace di vivere nella società.

La scuola lo sollecita considerando i due distinti ordini di problemi: quello medico - terapeutico e quello educativo - didattico. Due attività che si integrano contemporaneamente.

A tale scopo occorrono:

  • insegnanti aggiornati e preparati, umani e sensibili ai problemi sociali;

  • spazio per la programmazione collegiale e per gli interventi specifici in favore di questi soggetti "diversi" bisognosi di particolari assistenze e cure;

  • assistenza da parte di un'equipe medico psicopedagogico;

  • conoscenza delle problematiche di ogni tipo di handicap;

  • organizzazione del lavoro insieme alle famiglie di tutti gli alunni;

  • sensibilizzazione dell'opinione pubblica e degli Enti Locali;

  • arricchimento della didattica con l'apporto di nuove tecniche;

  • occasioni di incontro con le famiglie per sensibilizzarle alla problematica e stimolarle alla collaborazione;

  • adozione di particolari tecniche metodologiche che assicurano l'integrazione dell'handicappato;

  • superamento della logica dei programmi scolastici per assumerne quella della costruzione di un curricolo che consenta progetti educativi su misure di ogni soggetto;

  • riformulazione del concetto di profitto scolastico per ridimensionare la preoccupazione del rendimento dell'alunno;

  • attuazione dell'insegnamento individuale;

  • uso di tecniche ed espedienti appropriati per ottenerne collaborazione e socializzazione;

  • attenta osservazione e valutazione degli alunni con l'annotazione giornaliere in apposite cartelle personali del comportamento dei singoli in tutte le manifestazioni di rilievo ( interesse, apprendimento, socializzazione, attenzione, intuito, intelligenza, volontà, carattere, temperamento, rapporti, impegno etc..)

 

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